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2009

dal 29 settembre al 4 ottobre 2009 danza e musica contemporanea
Compagnia Altroteatro – Altroequipe 2008
ALLALUNALALONEH
coreografie Lucia Latour
architetture Orazio Carpenzano
performer danzanti: Marta Bichisao, Giulia Iafisco, Ilaria Malovini, Jessica Santodomingo, Emanuela Ventura
Video live Cosimo Caroppo
Musiche David Barittoni
videomaker performance: Roberto Carotenuto


orari: ore 21, domenica ore 18.00
biglietteria: Intero € 12.00 ridotto € 10.00



6 ottobre 2009 musica contemporanea
MEDUSA'S SPITE
Morning doors (the glass path)

Il ritorno del concept album
alternativo/rock/elettronica

STEFANO DANIELE: Voce, tastiere, chitarra acustica
PAOLO DANIELE: Voce, Chitarra, Electronics
AXEL DONNINI: Basso
FABIO DE ANGELIS: Batteria



Stefano e Paolo Daniele continuano a tracciare il percorso del Medusa's Spite con il supporto di Axel Donnini basso) e Fabio de Angelis (batteria)
Morning Doors (The Glass Path), il nuovo album del quartetto romano, è il capitolo conclusivo di un audio-cortometraggio iniziato nel 2005 con Morning Doors. Due album complementari legati da un filo narrativo tessuto da immagini sonore – musica concreta – e coloriture elettro-rock. Protagonista è un ragazzo proveniente da un’altra galassia, dimenticato dai compagni di viaggio sul nostro Pianeta.
Il tempo è un presente assoluto: giornata qualunque di una vita qualunque, cadenzata da suoni ambientali - una discoteca, un bar, l’intimità di un’alcova - di vita quotidiana. The Glass Path (il sentiero di vetro) è un viale su di un mondo meraviglioso che porta il protagonista e l’ascoltatore/spettatore verso la conoscenza, l’Io. Il tutto in un’atmosfera onirica che sa di vetro, costantemente in bilico sul punto di infrangimento.
Armati di microfono, come moderni sociologi i Medusa’s Spite hanno catturato i rumori musicali della vita ordinaria, mescolandoli alla loro musica elettronica dalla radice new wave, imbevuta nelle più attuali timbriche scandinave. A testimonianza della profonda passione che da sempre caratterizza la band, per coerenza stilistica Morning Doors (The Glass Path) viene venduto in coppia con il predecessore Morning Doors, al prezzo di un unico cd. Il cofanetto racchiude così un concept album di pinkfloydiana memoria, ma dalle tematiche strettamente attuali.
Italianissimi al 100%, i Medusa’s Spite sono alfieri nazionali di un rock elettronico espresso in fedele lingua inglese già dalla fine degli anni 90. Agli inizi degli anni 2000 il quartetto vanta un’importante attenzione dei media nazionali e internazionali, divenendo il primo gruppo nostrano capace di immergersi nella corrente electro-rock anglofona, creandosi uno zoccolo duro di fan tutt’ora fedelissimi.
La band attuale
All’inizio del 2006 differenti decisioni artistiche hanno portato Stefano e Paolo Daniele da una parte, e Antonello Aprea dall’altra, a uno stop e alla decisione irreversibile di interrompere questo matrimonio iniziato nel ’96.
Attualmente, Stefano e Paolo Daniele proseguono il cammino dei Medusa’s Spite con Axel Donnini e Fabio de Angelis; e siamo al 2009.
Con Morning Doors (The Glass Path) si chiude ora il capitolo iniziato quattro anni prima con Morning Doors. Il primo singolo estratto è Soon, brano che vede ancora il sodalizio artistico con Simone Pellegrini (già regista di Life In The Year 2001 e Will Hunting). Il video di Soon riceve 4 nominations al MEI di Faenza, vince il Premio Miglior Regia PIVI 2008 e il Premio Roma Videoclip.


orari: ore 21
biglietti: intero € 12.00 ridotto € 10.00


7-8 ottobre 2009 prosa
Comune di Roma Municipio Roma XVI
COMPAGNIA TSI La Fabbrica dell'Attore
MARX A ROMA
dda Marx a Soho di Howard Zinn
traduzione e adattamento di Andrea Grignolio
con Graziano Piazza (Karl Marx)
Francesca Fava (Jenny, sua moglie)
regia di Giancarlo Nanni

“Potete spargere la voce: Marx è tornato! Per poco tempo.” Inviato per errore a New York, invece che nel quartiere di Londra dove aveva vissuto, Karl Marx torna in terra per spiegare le sue ragioni. È malinconico e sarcastico, portato al ricordo e disincantato commentatore dei trionfi del capitalismo contemporaneo. È tornato soprattutto per porre una domanda: perché mai da più di un secolo tutti sentono il bisogno di ripetere che le sue idee sono morte?” Howard Zinn riesce, in questa pièce all’apparenza stravagante, a unire un’attenta conoscenza della biografia di Marx a una brillante vena polemica. Il suo intento, scrive nella presentazione, non è solo quello di illuminare “il suo tempo e il posto che Marx vi occupava, ma il nostro tempo e il posto che vi occupiamo noi”. Gli ideali socialisti sono spiegati molto razionalmente, ma la critica all’America è feroce perchè è Zinn che parla attraverso Marx.



Karl Marx: Filosofo tedesco nato a Treviri nel 1818 in un’agiata e colta famiglia, figlio di un avvocato ebreo convertito al protestantesimo. Nel 1841 si laurea a Berlino con una tesi su Epicuro. Nel 1843 sposa l’amica d’infanzia Jenny von Westphalen di nobile famiglia prussiana, che sarà la sua fedele e sodale compagna di tutta la vita. Nel 1844 a Parigi incontra Engels che diventerà il suo amico più caro. Espulso dalla Germania e dalla Francia, nel 1849 si trasferisce con la famiglia a Londra nel popolare quartiere di Soho, dove vive in condizioni molto difficili. Potrà sopravvivere grazie all’aiuto finanziario di Engels. Muore il 2 dicembre 1881 ed è sepolto nel cimitero di Highgate insieme alla moglie.

Howard Zinn storico statunitense nato nel 1922. Laureato alla Columbia University è professore emerito di storia alla Boston University. E’ stato visiting professor alle università di Parigi e Bologna. Icona della sinistra americana, amico di Noam Chomsky, teorico della controinformazione e attivo nei movimenti per i diritti civili, è autore della fondamentale “A people’s History of the United States” pubblicata anche in Italia dal Saggiatore, in cui la storia degli US viene raccontata dalla parte degli indiani, dei neri, dei Latinos ecc

orari: ore 21
biglietti: ingresso libero fino ad esaurimento posti


10-11 ottobre 2009 danza
Festival Romaeuropa
Prima Nazionale
EXTRAVAdANCE parte I Myriam Gourfink – Corbeau

con Gwenaëlle Vauthier
coreografia Myriam Gourfink
musiche Kasper T.Toeplitz
coproduzione LOLdanse, Centre national de la danse-Pantin (creazione in residenza)
con l'amichevole autorizzazione di
Ballet de l'Opéra National de Paris
con il supporto di SPEDIDAM Loldanse ha il sostegno di Direction des affaires culturelles d'Ile-de-France - Ministère de la culture et de la communication con il patrocinio di Ambasciata di Francia

Con Extravadance Romaeuropa presenta due voci nuove della coreografia: riflessiva e intima quella di Myriam Gourfink, esuberante e ironica quella di Olivier Dubois, personalità tra loro molto lontane, unite però in una serata dove la danza contemporanea dialoga in diversi modi con la fulgente eredità del balletto classico.In apertura di serata va in scena un incontro del tutto particolare: avviene tra la coreografa contemporanea Myriam Gourfink e la danzatrice classica Gwenaëlle Vauthier. Ed è del tutto particolare considerando che Gourfink è una delle figure di punta della ricerca coreografica francese, attiva dalla fine degli anni ‘90, un periodo in cui ha lavorato anche a New York come borsista di Villa Medici. I suoi “processi creativi” si avviluppano attorno alla passione per lo yoga e alla scoperta delle possibilità dell’informatica applicata alla danza. Uno stile lento il suo, fluido e concentrato fin dai primi lavori sullo studio dei più intimi dettagli, come Waw dove si apriva a una diversa coscienza corporea. Il movimento nelle successive coreografie veniva filtrato, purificato e reso duttile fino a diventare più il veicolo di una metamorfosi corporea che di uno spostamento. Una danza che sembra inseguire la pulsazione del respiro, ma che ha anche sfruttato musica creata in tempo reale, sincronizzando i movimenti del corpo dei danzatori con i generatori elettronici dei suoni. Coscienza del movimento, metamorfosi corporea, respiro, lentezza e flessuosità sono tutti elementi che si ritrovano anche in Corbeau che tuttavia ha segnato l’apertura di Gourfink a una dimensione nuova della sua ricerca, tanto che al debutto al Centre National de Danse ha impressionato lo smaliziato pubblico parigino raccogliendo una notevole affermazione. Si tratta infatti di una creazione pensata per una danzatrice classica e sviluppata attraverso l’incontro di Gourfink con Vauthier, quadrille del Ballet de l’Opéra National de Paris. La coreografia è articolata sulla verticalità del movimento con un uso virtuosistico delle gambe, tipico del balletto, ma che pur partendo dalla danza classica si sviluppa in modo autonomo e innovativo. Le tecniche di appoggio della danza classica sono qui rielaborate da Gourfink e Vauthier per annullare la forza di gravità e proiettare la coreografia verso l’alto, in un equilibrio tanto più delicato quanto più è lento il movimento. Così il corvo - il Corbeau del titolo -, rimanda anche a una posizione yoga: eppure in questo volatile non sempre elegante è possibile perfino scorgere l’ennesima metamorfosi della metamorfosi della donna in cigno del balletto romantico.

EXTRAVAdANCE parte II_Olivier Dubois - Pour tout l’or du monde

ocon Gwenaëlle Vauthier
coreografia e danza Olivier Dubois
musiche François Caffenne
produzione Festival d'Avignon e SACD con il sostegno di Centre National de la Danse e di POLESTARS -Londra
con il patrocinio di Ambasciata di Francia

Nella seconda parte di Extravadance, dopo l’esibizione di Myriam Gourfink, le atmosfere del balletto romantico fanno capolino attraverso i temi del Il lago dei cigni, che aprono Pour tout l’or du monde, un solo creato e interpretato da Olivier Dubois, sicuramente uno dei personaggi più singolari, estrosi e divertenti della pur variegata scena della danza francese.
Danzatore tardivo -ha iniziato a studiare seriamente all’età di 23 anni -, fisico atipico rispetto agli standard coreutici, Dubois ha un corpo massiccio, carismatico e di suo assoluto dominio: se l’ironia è una delle più acuminate frecce al suo arco e lo posizionerebbe in quell’ambito della cosiddetta “danza concettuale”, invece il suo lavoro possiede una fisicità esuberante quanto atipica. Perciò non sorprende abbia affascinato coreografi come Karine Saporta, Angelin Preljocaj, Jan Fabre, Nasser Martin-Gousset, nomi che stanno segnando lo sviluppo della danza contemporanea e che nei loro lavori hanno creato delle parti appositamente per lui. A proposito del suo fisico piccolo e squadrato è stato Preljocaj a profetizzargli: “Il giorno che il tuo corpo sarà per te un problema, allora sarà la tua danza a essere un problema”: infatti è raro trovare un danzatore come Dubois che si diverta e diverta il suo pubblico anche provocandolo. Sorprende ancora meno allora che Dubois abbia preso parte anche a una creazione del Cirque du Soleil e a uno spettacolo smaccatamente commerciale di Celine Dion a Las Vegas. Artista dunque estroso negli interessi e dall’attivismo bulimico, come coreografo è propenso a rivolgersi alla storia della danza come con Faune(s), lavoro a lui ispirato alla figura del danzatore e coreografo Vaslav Nijinskij pietra angolare dei Ballets Russes di Sergej Djagilev. Ma l’interesse per il passato, affettuoso e mai didascalico, è per Dubois piuttosto la scintilla per percorsi immaginifici del tutto personali, funzionali a sancire in certo senso anche la distanza dalla tradizione. In Pour tout l’or du monde, che lo ha imposto all’attenzione internazionale, il suo solo inizia nel costume nero di un flessuoso principe charmant aggirandosi in prossimità della musica di Cajkovskij, per finire… Ma sì, in mutande. Uno strip naturalmente senza complessi, dall’ironico sapore kitsch e di piglio esilarante, per togliere il velo anche alla sensualità della danza, fino a scoprirne con grazia, ilarità e innato gusto della provocazione il côté di feticcio. Irrefrenabile nelle sue esibizioni, da vero animale da palcoscenico Dubois sembra perfidamente suggerire che in fondo tutti vorrebbero trasformarsi in un cigno, bianco o nero che sia.

orari: ore 20,30 - 11 Ottobre ore 17,00
biglietti: intero € 15,00 ridotto € 12,00


13-14-15 ottobre 2009 danza contemporanea
Compagnia GRUPPO MANDALA
BUTTERFLY
Percorso di Liberazione dell’Uomo Addormentato
Spettacolo Multimediale

Drammaturgia e Testi: Lucien Bruchon
coreografia: Paola Sorressa

Danzatori: Giorgia Antonelli, Giordana Cosimi, Matteo Occhipinti,
Valentina Palombo, Paola Sorressa
con la partecipazione straordinaria di Lucien Bruchon

Lo Spettacolo di danza contemporanea e contact con le coreografie di Paola Sorressa, le musiche originali di Roberto Coccia, le scenografie video di Roberto Carotenuto, le strutture architettoniche modulanti, la drammaturgia, i testi e la partecipazione straordinaria di Lucien Bruchon, filosofo e solista internazionale, è una rivisitazione delle fasi della Liberazione dell’Uomo Addormentato in una visione olospirituale attraverso la metafora della crisalide.
Diviso in tre quadri si propone come una riflessione filosofica e poetica del percorso dell’uomo dalla fase di identificazione con la materia che riconosce come unica realtà (bruco - fase del Sonno), alla liberazione dalle illusioni (farfalla - fase dell’Illuminazione) passando attraverso la presa di coscienza e il distacco (bozzolo -.fase del Risveglio).

orari: ore 21
biglietti: intero € 12.00 ridotto € 10.00


17 ottobre 2009 - Ore 21.00
COMPAGNIA DEJA DONNE
A GLIMPS OF HOPE

coreografia: Simone Sandroni
Performers: Dagmar Böck / Germania,Christine Kjellberg / Norvegia, Martina La Ragione / Italia, Natalia Pieczuro/ Polonia
Musica originale: Luigi Ceccarelli
Quattro donne, quattro forti personalità, quattro torri, azione, passione violenta e humor sono gli ingredienti dell’ultima creazione della compagnia Déjà Donné, fondata da Simone Sandroni e Lenka Flory.
Intitolato A Glimpse of Hope, lo spettacolo non vuole essere portatore di una morale o di un qualche messaggio inaudito ma bensì vuole essere tragicomicamente una finestra sulla pura azione di quattro donne.



GUARDA LE FOTO DELLO SPETTACOLO http://www.dejadonne.com/glimpse/gallery.html


“A Glimpse of Hope” (2008) è diretto da Simone Sandroni e Lenka Flory. E‘ una coproduzione tra Italia (Regione Umbria, Déjà Donné), Germania (Theater im Pfalzbau Ludwigshafen, Dance Festival Monaco, Tanzhaus Düsseldorf, Nationales Performance Netz).

Eterogenee per età, morfologia, carattere; portatrici di sogni, di aspirazioni rivoluzionarie, di ideali dal voler cambiare il mondo a quelli più piccoli, intimi e personali: queste creature agiscono, si scontrano, si mettono in mostra, si affermano individualmente per poi unirsi nell’estrema diversità.”

orari: ore 21
biglietti: intero € 12.00 ridotto € 10.00


18-19-20-21-22 ottobre 2009 teatro e circo
RIBOLLE
(spettacolo adatto a tutte le fasce d’età che incanta dai bambini agli anziani)

Una creazione di Renzo Lovisolo e Michelangelo Ricci
Con Simona Baldeschi Maria Grazia Fiore Maurizio Muzzi
Musiche di scena Claudia Campolongo
Organizzazione e promozione Desiree Lombardi Enzo Rizzo

Ribolle è un viaggio tra bolle di sapone d'ogni forma e dimensione, da quelle giganti a quelle piccolissime, da quelle che nascono dalle semplici mani nude e da un soffio a quelle generate da complesse procedure o da attrezzature improbabili.

” RIBOLLE” è un racconto visivo e musicale che trasposta a chi vi assiste in un mondo di bolle dalle forme geometriche danzanti, bolle multiformi dal carattere addomesticabile e docile a momenti incontenibilmente ribelli e sfuggenti. Si entra così in un mondo di bolle dalle sembianze umane o di sogno, che nel loro volteggiare o sparire raccontano episodi di vita reale e di favola fantastica in un succedersi di quadri pantomime e gag che mettono lo spettatore in una sorta di sospensione temporale, di incanto primordiale. Uno spettacolo che attraversa con le abilità straordinarie dei suoi attori, incanto, sorprese magiche, musica e poesia.



Sulla scena tre irresistibili e mutevoli personaggi, guidati dalla passione per le bolle di sapone, dal gioco teatrale e dall'incanto segreto racchiuso in ogni bolla, sospinti e condotti da una musica originale che accompagna questa infinita sequenza di bolle, da quelle sospese nel' aria a quelle appoggiate tra le mani o a quelle che vanno a racchiudere interamente il corpo umano, sino a quelle dai comportamenti imprevedibili o che assumono forme quasi umane o che seguono come danzatrici i ritmi e le melodie musicali eseguite dal vivo. Le bolle si fanno quindi oggetto del contendere del gareggiare dell'amicizia dell'amore del conflitto, oggetto effimero ed instabile bisognoso d'attenzione e cura a che non si infranga, non scoppi e che proprio nel suo dissolversi da forma compiuta e vedibile in invisibile aria, in assenza, diventando così mezzo e simbolo per una lettura leggera e delicata della realtà ed in definitiva della vita stessa.

orari: tutti i giorni doppio spettacolo alle ore 17.45 e alle ore 21 durata dello spettacolo un’ora
biglietti: intero € 12.00 ridotto € 10.00


20 ottobre - 1 novembre 2009 teatro (sala due)
Compagnia TSI LA FABBRICA DELL'ATTORE
IL DESIDERIO DI CONOSCERE
La storia di Barbara McClintock
da “The Longing to Understand” di Jane Cox
traduzione di Andrea Grignolio

con Francesca Fava
regia di Graziano Piazza



"The Longing to Understand", è un monologo sulla vita di Barbara McClintock, la genetista americana che dallo studio sulle piante del mais scoprì “i trasposoni”, o geni mobili, per i quali ricevette il Premio Nobel all'età di 81 anni, trent'anni dopo le sue scoperte.
Questa figura di donna è particolarmente significativa non solo perché si tratta di una delle maggiori scienziate del ventesimo secolo, ma anche perché la sua biografia mette in evidenza tutti gli ostacoli e i pregiudizi che Barbara McClintock, come scienziata, ha dovuto superare per imporsi nella società patriarcale del suo tempo.
“Il desiderio di conoscere” è anche il desiderio di superare i ruoli predefiniti e le aspettative che la società attribuisce al genere femminile (e agli individui in generale), dalle pressioni familiari di diventare, come avrebbe desiderato la madre di Barbara, una “un'amabile figlia, una moglie amabile e infine una madre amabile”, alle costrizioni istituzionali che educano le donne ad assoggettarsi o peggio segregarsi professionalmente in “ruoli femminili”, sopratutto nei settori scientifici, nei laboratori, nelle università, nei centri di ricerca.

Inoltre dal 15 ottobre al 13 novembre 2009 partirà Presso il Teatro Vascello un Laboratorio gratuito che si articolerà in 7 incontri su “Donne Scienza e Teatro” rivolto agli studenti del Dams di Roma 3 coordinati dall’esperto scientifico Andrea Grignolio, dal regista Graziano Piazza, dall’attrice Francesca Fava e supervisionato dai Direttori Artistici del Teatro Vascello Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann

CALENDARIO DEGLI INCONTRI
MERCOLEDI’ 21 OTTOBRE ORE 10.30 – 13.30 Graziano Piazza “La scienza del Teatro”
VENERDI’ 23 ottobre ore 10.30 – 13.30 Graziano Piazza “La scienza del Teatro”
MERCOLEDI’ 28 ottobre ore 10.30 – 13.30 Andrea Grignolio “Il Teatro e la Scienza”
MARTEDI’ 3 NOVEMBRE ore 10.30 – 13.30 Enzo Toto “Scienza e teoria del teatro”
VENERDI’ 6 novembre ore 10.30 – 13.30 Francesca Fava “Donne, Scienza e Teatro”
LUNEDI’ 9 novembre ore 10.30 – 13.30 Incontro finale “Presentazione dei lavori realizzati con gli iscritti”
MERCOLEDI’ 11 novembre ore 10.30 – 13.30 Incontro finale “Presentazione dei lavori realizzati con gli iscritti

dal 24 novembre al 6 dicembre 2009 teatro
Compagnia TSI LA FABBRICA DELL'ATTORE
in collaborazione con Officine Puricelli


24-25 ottobre 2009 danza
Festival Romaeuropa - Prima Nazionale
Raimund Hoghe - Boléro Variations

ideazione e coreografia: Raimund Hoghe
interpreti: Ornella Balestra, Lorenzo de Brabandere, Emmanuel Eggermont, Raimund Hoghe, Yutaka Takei, Nabil Yahia-Aïssa
musiche: Maurice Ravel, Giuseppe Verdi, Pëtr Il'ič Čajkovskij, Boleros dell'America del Sud
eseguite da Marguerite Long, Maurice Ravel, Leonard Bernstein, Robert Casadesus, Benny Goodman, Morton Gould, Pierre Monteux, Maria Callas, Anita Lasker-Walfisch, Chavela Vargas, Pedro Infante, Doris Day, Tino Rossi, Luis Mariano, Mina...
produzione: Cie Ramund Hoghe (Düsseldorf-Parigi)
coproduzione: Les Spectacles vivants - Centre Pompidou; Festival d'Automne-Parigi; Centre Chorégraphique National de Franche-Comté, Belfort con il sostegno di CULTURESFRANCE / Conseil Régional de Franche-Comté / DRAC Franche-Comté; Tanzquartier Wien (Autriche)
con il sostegno di Goethe-Institut Italien con il patrocinio diAmbasciata della Repubblica Federale di Germania

C’è una pulsazione al fondo dell’esistenza? E potrebbe essere quella del bolero? A queste domande sembra voler rispondere Raimund Hoghe trasmettendo l’energia di una danza dalle origini misteriose. In Boléro Variations, i bolero latino americani contaminano l’andamento seducente del celeberrimo brano di Maurice Ravel, in uno spettacolo di teatro danza che esalta le variazioni del vivere fino alle sue oscillazioni più infinitesimali. Scrittore, giornalista, sceneggiatore Hoghe è stato per lungo tempo drammaturgo di Pina Bausch ed è arrivato alla coreografia nel 1984, mettendosi in gioco anche in prima persona sul palcoscenico. Vista la particolarità del suo fisico lontano dai canoni non solo della danza è una vera sfida, curiosamente ispirata all’artista tedesco dal verso di Pier Paolo Pasolini: “gettare il mio corpo nella lotta”. Nasce così una danza particolare, dove la fisicità di ogni danzatore trova il suo universo e dove la ricerca sul movimento, sul rapporto tra i corpi e lo spazio è scandita attraverso velocità molto diverse, anche quella della lentezza funzionale a scavare il significato dei gesti nei risvolti nascosti. Orientato verso un teatro danza contemporaneo, Hoghe tuttavia volentieri volge la sua attenzione ai classici: così a fianco di coreografie come Sacre - The Rite of spring, Swan Lake, 4 Acts e L’Aprés-midi, spunto per Boléro Variations è la partitura per danza di Ravel osservata con sguardo sottile, sensibile al suo segno senza tempo. La folgorazione avviene dopo aver guardato Jayne Torvill e Christopher Dean nella gara di pattinaggio artistico su ghiaccio alle Olimpiadi invernali di Sarajevo del 1984. L’esibizione di quegli straordinari atleti sulla musica di Ravel, ancora oggi periziabile su youtube, gli appare come una discesa nelle complesse radici di questa danza. Le origini del bolero si fanno risalire al XVIII secolo in Spagna, ma nell’Ottocento a Cuba, allora possedimento spagnolo, appare una danza con lo stesso nome che dilaga nell’America Latina: senonché il ritmo in origine ternario è divenuto binario e ancora oggi si discute se la forma spagnola e quella cubana siano imparentate anche musicalmente oltre che per il nome. Le due facce del bolero, quella europea più colta e quella latinoamericana più popolare, tra loro certo lontane, s’incontrano in uno spettacolo di rara eleganza, percorso da un umorismo a cuor leggero che rende luminoso lo sguardo sul mondo che Hoghe lancia da un’audace prospettiva. Cinque danzatori, compreso Hoghe, e una danzatrice incrociano i loro destini nello spazio scenico delimitato dalla luce, raramente toccandosi e talvolta restandone perfino ai bordi nella penombra. La decantata ricerca sul gesto, dalla dimensione lenta fino al fluido scorrere, intercetta quei rapporti spaziali e psicologici dove la distanza non si tramuta in indifferenza. Così l’immagine di sfrontato e insistito crescendo, così legata al bolero soprattutto grazie a Ravel, si redime attraverso i ritmi latinoamericani in un universo di gesti e sguardi, di presenza e vuoto, dove la ripetitività lascia spazio alle variazioni dell’esistenza.

orari: ore 20,30
biglietti: intero € 15,00 ridotto € 12,00


30 31 ottobre e 1° novembre 2009 prosa
CIAC Centro Internazionale delle Arti Contemporanee
M'amanonm'ama
(Ragazza magra con chiodo fisso cerca amante nature morte per relazione definitiva)
di Luigi Saravo

con Max Fanelli, Claudia Vegliante, Monica Mignolli, Emanuele Silvestri, Alessandra Mortelliti, Gloria Gulino, Ottavia Bianchi, Simona Augelli, Elisa Cassero, Patrizia Ciabatta.

coreografie Claudia Vegliante
regia Luigi Saravo



“Ragazza magra con chiodo fisso cerca amante nature morte per relazione definitiva”. Così titolava un annuncio su un quotidiano gratuito che mi veniva rifilato all’uscita della metropolitana mentre me ne andavo alle prove dello spettacolo a cui avevo cominciato da poco a lavorare. Credo che l’annuncio dovesse essere un messaggio in codice per qualcuno capace di riconoscerne i riferimenti, come del resto altri sullo stesso giornale, ma per me fu invece la chiave attraverso cui mettere a fuoco il materiale di lavoro che stavamo esplorando: l’Amleto.
Avevamo deciso di partire dal testo di Shakespeare per poi prendere una qualche linea di fuga, ci stavamo concentrando sulla storia d’amore tra Ofelia ed Amleto e quell’annuncio strampalato sembrava definire in maniera decisa alcuni elementi in cui ci eravamo imbattuti. Il lavoro delle prove consisteva in improvvisazioni, chiacchierate e il recupero di materiali associativi ovvero giocattoli, profumi, cibi, musiche, film, fotografie, aneddoti e sogni personali che i componenti del gruppo trovavano potessero avere un’assonanza con i due protagonisti della storia d’amore e la loro relazione.
Ne vennero fuori un’Ofelia aspirante suicida e un Amleto necrofilo: tutto sommato la storia d’amore perfetta! Senza stare qui ad approfondire l’articolata genesi di questa lettura quando quell’annuncio mi saltò sotto gli occhi, mi rimase facile riconoscere la “ragazza col chiodo fisso” ovvero Ofelia e la sua aspirazione suicida e “l’amante nature morte” ovvero il nostro Amleto, non a caso, iconograficamente rappresentato con il teschio in pugno e una voluttuosa propensione al lutto. Ora, stando alle regole del gioco del caso, mi rimaneva da considerare il perché quell’annuncio portasse un “magra” attribuito alla “ragazza con chiodo fisso”. Saltabeccando tra varie magrezze scoprimmo che al primo posto nella produzione di fantasie suicide ci sono gli anoressici e capimmo quindi che di anoressia si trattava per la nostra Ofelia. Di qui, mollammo gli ormeggi che ci tenevano legati all’Amleto e cominciammo un percorso di scrittura scenica che ci traghettò così lontano dal testo di Shakespeare da dimenticare i nomi di Amleto e Ofelia e sostituirli con quelli dei nostri attori.
In questo percorso abbiamo esplorato i temi del cibo, dell’eros, dell’attrazione per la morte e della fascinazione per le cose morte. Abbiamo costruito un’esile parabola narrativa che potesse darci l’opportunità di trasformare i temi in materiale rappresentativo cercando la maggiore semplicità possibile e così, come spesso ci è accaduto, la danza, la musica, le parti testuali, gli oggetti, sono stati utilizzati senza troppe attenzioni per l’unità dei registri espressivi nel tentativo di comporre una favola teatrale che con leggerezza potesse portare il peso dei temi che ci accompagnavano. Ciò che alla fine ci sembra possa essere rimasto è la consapevolezza che molto del dolore consumato nelle nostre vite sia figlio delle strutture di potere (sociali, famigliari) e dei loro valori e che solo l’amore, inteso come lo svincolare se stessi e gli altri da imposizioni sul come si dovrebbe essere e su cosa si dovrebbe provare possa emanciparci dal dolore. A volte questo svincolarsi dal comune sentire, può spingersi fino al limite estremo dell’esistenza come nel caso dei personaggi del nostro M’amanonm’ama ma a volte è la vita stessa che chiama alcuni suoi figli ad esplorarne i più segreti meandri e ad esperirne i più cupi segreti.


orari: ore 21 domenica ore 17.00 lunedì riposo
biglietti: intero € 15.00 ridotto € 12.00



dal 3 all' 8 novembre 2009 teatro
TreQuinte Produzione Spettacoli

KARMA PARTY
di Vittorio Centrone, Francesco Polizzi e Francesco Lenzi
con: Luca Klobas e Magda Gomes
Regia di Francesco Polizzi
Musiche Vittorio Centrone e Francesco Lenzi
Produzione: Trequinte



Perchè gli anni Ottanta?
La musica e la memoria, i padri e i figli, la rivoluzione e l’integrazione, la vendetta e il perdono. Di questo si parla in “Karma Party”, uno spettacolo nato dal desiderio di raccontare un’epoca – gli anni ’80 –, e di mettere alla prova il luogo comune che li ha etichettati come “anni di plastica”, solo disimpegno ed edonismo. Per chi è vissuto e maturato in quegli anni, ha imparato la politica guardando ai summit tra Reagan e Gorbaciov, ha iniziato a guardare il calcio con Paolo Rossi e appreso le regole della strada schierandosi tra paninari e dark, gli eighties sono anni irrinunciabili e addirittura poetici.

Una “Opera-Pop”
L’utilizzo e la fusione di registri e generi differenti – dall'avanspettacolo, alla commedia shakespeariana, al teatro epico – fanno di “Karma party” uno spettacolo inusuale e innovativo. Fondamentale è la dimensione musicale: ben più che semplice colonna sonora, la musica ha funzione narrativa. Le hits di quegli anni , denudate della loro veste elettronica, sono ripercorse da una band acustica che interviene nell’azione, guida lo spettatore e commenta la vicenda come una sorta di coro greco, sotto l’egida di un corifeo d’eccezione: John Lennon.

La scena dunque è duplice: mentre la band accompagna gli spettatori nella storia, sul palco assistiamo alle vicende singolari, ma per molti versi tipiche, della famiglia Quartieri: Claudio, padre carismatico e avvocato in carriera, la moglie Alice, che alla famiglia ha dedicato la vita, Andrea il primogenito chiamato a ricalcare le orme paterne e la più giovane Stefania, ancora alle prese con le sue crisi adolescenziali. In questo quadro apparentemente tranquillo piomba come una meteora il cugino Jacopo. Musicista giramondo, presunto figlio illegittimo di John Lennon, con il suo ingenuo idealismo hippie ormai fuori dal tempo rompe gli equilibri e le consuetudini borghesi dei Quartieri. Il suo arrivo svelerà il segreto di un’antica colpa ed innescherà la spirale della vendetta. Lo scontro familiare è occasione per affrontare con i toni della commedia brillante il conflitto fra due opposte filosofie di vita, due mondi agli antipodi.


orari: ore 21 domenica ore 17.00 lunedì riposo
biglietti: intero € 18.00 ridotto € 15.00



dall'11 al 22 novembre 2009 teatro
Compagnia TSI LA FABBRICA DELL'ATTORE
in collaborazione con Officine Puricelli

A CENA CON AMICI
di Donald Margulies (premio Pulitzer 2000)
traduzione di Enrico Luttmann
con Paolo Giovannucci, Antonella Attili, Paolo Zuccari, Elodie Treccani
regia Paolo Zuccari
assistente alla regia Marco Canuto
scene Maru Leone



Due coppie sposate con figli sono amici da molti anni. Condividono da sempre cene, vacanze ed esperienze comuni. Oggi, dopo dodici anni di felicità indiscussa, una coppia esplode e procede determinata verso il divorzio. L’uomo si è innamorato di un’altra e la moglie disperata cerca accoglienza e comprensione nella coppia salda, i migliori amici che ha al mondo. Questi però, sorpresi in modo quasi violento, faticano ad accettare l’accaduto, più della loro amica abbandonata. Per loro cade un riferimento fondamentale, si scoprono impreparati e increduli. Nulla sembrava preannunciare quella crisi nella vita dei loro amici. Da qui nasce un nuovo corso in cui marito e moglie, quelli che stanno ancora resistendo, si specchiano nella crisi degli altri due, e non possono evitare di farsi domande su di loro e sul futuro che li aspetta. La paura serpeggia muta e ignorata di fronte alla possibilità di una fine anche per loro, cominciano a metterla nel conto, o almeno cercano di capire come poterla anticipare, perché sanno che se arrivasse sarebbe insostenibile. Il disagio poi cresce ancora di più quando i loro amici separati si ricostruiscono una vita con due nuovi partner e diventano più felici e sereni di prima. Riscoprono la passione e anche i piaceri di una vita sessuale che ormai viveva solo di frustrazione.  La pressione aumenta e la coppia sposata deve uscire dal tunnel. Uno sguardo impietoso e spesso anche divertente sulle relazioni nella  “società liquida” teorizzata da Zygmunt Bauman

orari: ore 21 domenica ore 18.00 lunedì riposo
biglietti: intero € 15.00 ridotto € 12.00



dal 25 novembre al 6 dicembre 2009 teatro
Compagnia TSI LA FABBRICA DELL'ATTORE
IL MISANTROPO
di Moliére

Traduzione Cesare Garboli
con Paolo Giovannucci, Barbara Chiesa, Luigi Di Pietro, Dajana Roncione, Daniele Paoloni, Elodie Treccani, Paolo Zuccari, Michele Bevilacqua, Lorenzo Battisti, Marco Canuto.

Regia Paolo Zuccari
assistente alla regia Marco Canuto



IL CASO MOLIERE Note di regia.
Molière è un esempio di altissima drammaturgia che si struttura a più livelli, ed ha nell’interpretazione dell’attore, proprio perché era Molière, la sua naturale estensione fisiologica. Il Misantropo è uno strano mito moderno, oggetto di letture freudiane e di genere imprendibile tra la farsa e la tragedia più nera. Mito per le misteriose contraddizioni che animano il protagonista e lo mantengono in uno stato di eterna irrisolvibilità. Alceste è un miracoloso miscuglio di grande altezza morale, spesso condivisibile, e un eccesso di rigidità e furia che lo colorano di ridicolo. Con lui si ride di chi soffre, e quanto più soffre il personaggio, tanto più si ride. Ma non si ride di qualcosa che non ci appartiene, al contrario in lui, nonostante la sua follia, riconosciamo noi stessi e veniamo trascinati nelle contraddizioni profonde della ragione e dell’istinto che viaggiano in mondi diversi, ma in modo così schizofrenico e assoluto, che l’identificazione s’incontra con una specie di imbarazzo. Per la sorpresa della verità che si palesa sfacciata. E così il ridere non è esplosivo, verso qualcosa di lontano, ma è dans l’ame, mentre ci guardiamo sorpresi in uno specchio. Il tutto sostenuto e innervato da una scrittura musicale. I versi alessandrini sono tradotti in versi martelliani senza rima da un gigantesco Cesare Garboli.
Per raccontare Molière bisogna suonarlo, accettarne gli eccessi, sostanziarli della verità che li ha creati, e quasi magicamente il testo stesso ci riparlerà, a noi spettatori, ma anche a noi che lo recitiamo, aprendo porte fino ad allora invisibili, dove si affaccia l’illogico, l’insondabile. E quando si toccano quegli strati, in Molière la ricchezza emotiva dilaga e tutto s’inonda di poesia, come la vita quando le contraddizioni ballano insieme allo stesso ritmo. Perdiamo i contorni della logicità e valori contrapposti e antitetici si affratellano in una suprema e più profonda verità. E lì il riso del pubblico è la colonna sonora del piangere muto del personaggio.
Paolo Zuccari


orari: ore 21 domenica ore 18.00 lunedì riposo
biglietti: intero € 15.00 ridotto € 12.00


dall'8 dicembre 2009 al 3 gennaio 2010 teatro
Compagnia RezzaMastrella - Teatri 91 – Fondazione TPE
FLAVIA MASTRELLA e ANTONIO REZZA in
7 14 21 28
con Antonio Rezza
Ivan Bellavista
(mai) scritto da Antonio Rezza
habitat Flavia Mastrella
assistente alla creazione Massimo Camilli
disegno luci Maria Pastore
regia Flavia Mastrella e Antonio Rezza

Ascolta l'intervista di RadioSapienza sullo spettacolo
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Civiltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato.
Malesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di distanza dalla sottrazione che ci fa sparire.
Oscillazioni e tentennamenti in ideogramma mobile.

orari: ore 21 domenica ore 17 lunedì riposo
biglietti: intero € 18.00 ridotto € 15.00 e € 12.00





14 dicembre 2009




IL VASCELLO DEI PICCOLI

dal 21 novembre 2009 al 6 dicembre 2009
Compagnia Nomen Omen
LE AVVENTURE DI PINOCCHIO
di Carlo Collodi
Riduzione, adattamento e regia di Danilo Zuliani



Dopo il successo del Peter Pan l'Associazione Culturale Nomen Omen torna in scena con un classico della letteratura per ragazzi PINOCCHIO.


FAI CLIC PER APRIRE LE IMMAGINI

Cosa accadrebbe se le bambole di pezza della stanza dei bambini si animassero? Cosa accadrebbe se, per gioco, si divertissero ad interpretare delle storie? E se, per una sera, la scelta cadesse sulla storia di Pinocchio?
L’emozionante classico raccontato attraverso il gioco degli attori, la magia delle ombre e le note della musica dal vivo. Sono queste le caratteristiche del classico collodiano dal punto di vista della Nomen Omen: il palcoscenico si trasforma nella stanza dei giochi, dove gli attori-bambole, costantemente in scena, vestono i panni dei personaggi del celebre romanzo riadattato nel rispetto dell’originale. L’atmosfera giocosa coinvolgerà direttamente la platea, servendo, ai piccoli spettatori e non solo, l’emozione del contatto immediato con la scena. Alle musiche, rigorosamente composte per l’occasione, è riservato inoltre un posto di primo piano; i musicisti non si limitano a sottolineare stati d’animo ma, condividendo la scena con gli attori, intessono con loro un vero e proprio dialogo sonoro. Le ombre, in ultimo, coadiuvano il dipanarsi dell’intreccio. Il tutto in una scenografia mutevole ed essenziale.

Tecnica: attori, musica dal vivo e teatro delle ombre
Età consigliata: per tutti

orari: ore 17 sabato ore 16 domenica
biglietti: intero € 10.00 ridotto € 8.00

Sabato 19 dicembre ore 17 e domenica 20 dicembre ore 11
YOGA TALES
I RACCONTI DELLO YOGA – SPETTACOLO PER BAMBINI

di e con MARIA GRAZIA SARANDREA e BASIA WAJS
Scenografie di MADDALENA GIANSANTI



Yoga Tales è uno spettacolo che recupera fiabe della cultura orientale e prende spunto dalla millenaria disciplina dello yoga. Questa rappresentazione è caratterizzata da atmosfere che destano la fantasia dei bambini attraverso scenografie simboliche, oggetti sonori e visivi con cui i bambini interagiscono, canti e danze che imparano ed eseguono durante lo spettacolo.
Si praticano inoltre alcune posizioni di yoga, ispirate alla natura e agli animali, che donano al corpo e alla mente equilibrio ed armonia.
Un’ esperienza che rappresenta un significativo punto di partenza per lo sviluppo della consapevolezza individuale dei bambini.