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dal 1° al 6 dicembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

THE SLEEPING QUEEN

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Coreografia e Regia Mauro Astolfi
Interpreti Maria Cossu, Marco Prete, Martina Staltari, Miriam Raffone, Filippo Arlenghi, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida, Giuliana Mele
Disegno luci Marco Policastro
Realizzazione scene Marco Fieni
Musiche Pëtr Il’ič Čajkovskij
Musiche originali Davidson Jaconello
Costumi Anna Coluccia
Assistente alle Coreografie Elena Furlan

Una produzione Spellbound con il contributo del Ministero della Cultura e Regione Lazio in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Vicenza

Durata 64’

Sleeping Queen si propone come una riflessione poetica e simbolica sul potere, sull’alienazione e sul risveglio. Un lavoro che trae ispirazione dalla fiaba universale de La Bella Addormentata nel Bosco, ma ne sovverte i codici narrativi e i simbolismi per trasporli in una dimensione profondamente attuale.

La figura centrale non è una principessa, ma una regina: non una giovane donna in attesa del proprio destino, ma una figura di potere e autorità, intrappolata nei suoi nuovi poteri, perde il contatto con il suo scopo originario e con le persone che governa.

La regina di Sleeping Queen non è colpita da una maledizione soprannaturale, bensì da una ferita simbolica: il potere stesso, che da strumento di costruzione e ascolto si trasforma in un veleno, un peso che la isola e la anestetizza. Il “sonno” in cui cade non è uno stato di incantesimo, ma una condizione psicologica e spirituale: l’incapacità di vedere, ascoltare e connettersi con chi dipende da lei. Circondata dalle mura del suo “castello”, la regina vive un isolamento che non è solo fisico, ma profondamente esistenziale, un luogo dove il tempo sembra sospeso e il dialogo con l’esterno è stato spezzato.

Se nella fiaba originale la puntura del fuso è il gesto fatale che porta al sonno, qui il suo equivalente è un momento di crisi: un evento, forse un abuso di potere o un’azione dettata dall’egoismo, che la allontana dalla propria umanità e la intrappola in una spirale di stasi e autocompiacimento. I “rovi” che circondano il castello non sono altro che le barriere invisibili costruite dal privilegio, dalla paura e dalla perdita di empatia.

Il cuore narrativo di Sleeping Queen si sviluppa attorno al tema del risveglio: cosa può scuotere una figura di potere dal torpore emotivo? Nella fiaba, il bacio del principe è un atto d’amore esterno, salvifico. Qui, invece, il risveglio è un processo interno, un ritorno all’essenza dell’essere umano che abita dietro la maschera della sovranità. È un cammino di riconnessione con la realtà e con coloro che, nella struttura gerarchica del potere, sono stati ignorati o soffocati. Il “bacio” simbolico non è un gesto romantico, ma un confronto diretto con la sofferenza, la ribellione o persino la speranza di chi la circonda.

Sleeping Queen si pone come una metafora del potere contemporaneo, interrogandosi su come l’autorità possa trasformarsi in una prigione. È un racconto sulla vulnerabilità del potere e sul suo potenziale di rinascita: il vero risveglio non avviene attraverso la forza, ma attraverso l’ascolto, la compassione e il riconoscimento della propria fragilità. La regina, alla fine, non si risveglia per essere salvata, ma per riscoprire se stessa come donna, leader e, soprattutto, come essere umano.

Il processo creativo di SQ si articola come un viaggio introspettivo e sociale, dove il dialogo tra corpo, spazio e simbolo invita lo spettatore a riflettere sul significato del potere nell’era contemporanea. Sleeping Queen non racconta solo la caduta e il risveglio di una regina, ma diventa una parabola universale sulla necessità di trasformare il potere in uno strumento di ascolto e creazione condivisa.

La partitura musicale di Sleeping Queen basata per gran parte la composizione originale di Ciaikovskij si configurerà come un processo di indagine sonora in cui Jaconello decodificherà alcuni momenti della struttura originaria di Pëtr Il’ič Čajkovskij, trasmutandola attraverso una lente contemporanea. Mauro Astolfi

Spellbound Contemporary Ballet
Spellbound Contemporary Ballet, prodotta da Associazione Spellbound, nasce nel 1994 per volontà del coreografo Mauro Astolfi cui si è aggiunta alla guida due anni dopo Valentina Marini con cui la compagnia ha avviato una intensa attività di internazionalizzazione. Spellbound si colloca oggi nella rosa delle proposte italiane maggiormente competitive sul piano internazionale, convincendo le platee dei principali Festival di Europa, Asia, Americhe. Dal 2015 la struttura allarga il proprio campo d’azione in una rinnovata visione plurale: le attività infatti, oltre alla centralità autoriale del coreografo residente Mauro Astolfi abbracciano una serie di progetti in rete anche con altri artisti ( Sang Jijia, Dunja Jocic,  Jean Guillaume Weis, Marcos Morau, Marco Goecke, Jacopo Godani  e le produzioni degli artisti associati Piergiorgio Milano e Irene Russolillo) Dal 2000 l’attività di Spellbound è sostenuta dal Ministero della Cultura e dal 2022 dopo 30 anni di esperienza professionale è accreditata nel ruolo di Centro di Produzione Nazionale della Danza  con il più ampio progetto  ORBITA|Spellbound, riconosciuto anche da Regione Lazio sotto la doppia direzione di Astolfi/Marini e con una intensa attività di programmazione diffusa nel tessuto cittadino con la curatela artistica di Valentina Marini. Pensato a misura di una città metropolitana Orbita trova la sua dimensione diffusa presso il Teatro Palladium, il Teatro Biblioteca Quarticciolo cui si affianca dal 2026 il Teatro Ambra Jovinelli.

Mauro Astolfi
La visione coreografica di Astolfi prende vita nella creazione di opere che incarnano la più pura espressività gestuale, attraverso tecniche classiche e duro allenamento: poesia e precisione sono alla base del successo dei suoi lavori.

Dopo un lungo periodo passato in America, Mauro Astolfi fonda Spellbound Contemporary Ballet nel 1994, che tutt’ora dirige insieme a Valentina Marini. Oggi, la compagnia continua a ispirare molti coreografi giovani ed emergenti, ed è leader della scena internazionale grazie alla combinazione tra il portfolio personale di Mauro Astolfi, le eccellenze tecniche dei danzatori, e la visione progettuale fortemente agganciata a una dinamica internazionale che mira così a creare un modello di alto profilo fortemente focalizzato sulla qualità della produzione finale.

Per Spellbound Astolfi firma oltre trenta creazioni, rappresentate con successo in quattro continenti. Oltre alle numerose produzioni per la compagnia Astolfi è attivo da anni anche come coreografo free lance: è stato infatti invitato a creare per Israel Ballet in Israele e Incolballet in Colombia in occasione della Biennale di danza Contemporanea di Cali, Kitonb Extreme Theatre Company, Thatreschool di Amsterdam , Balletto di Roma, Szegedi Kortárs Balett in Ungheria, Liepziger Ballet, Ballet Madgdeburg, Ballet Trier, Ballet Augsburg e Giessen Stadtheater e Gärtnerplatztheater in Germania, Ballet Bern St Gallen Ballet in Svizzera, River North Chicago Dance Company, Ballet Ex e Backhausdance Company negli Stati Uniti, Arts Umbrella Dance Company e Proartedanza in Canada, Copenhagen Contemporary Dance School oltre alle coreografie per l’opera musicale Promessi Sposi di Michele Guardì e il progetto speciale cofinanziato dal MIUR “Danza e/è Cultura” assieme ad Adi Salant, già Direttrice Associata del Batsheva Dance Company.

Assieme all’attività di coreografo Mauro Astolfi è costantemente impegnato come guest teacher nei maggiori centri di danza e dall’ottobre 2009 è inoltre Direttore Artistico del Centro D.A.F. Dance Arts Faculty a Roma. Dal 2016 al 2018 è stato inoltre docente ospite presso la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.