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dal 2 al 14 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

FUGGIRE, CADERE E ALTRE COSE INUTILI

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uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

drammaturgia di Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti
Con Aldo Ottobrino, Massimiliano Setti, Sara Cianfriglia, Sebastiano Bronzato, Sara Wegher, Massimo Filoso
assistente alla regia Matteo Berardinelli
musiche originali Massimiliano Setti
scene Enzo Mologni
organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini
ufficio stampa Raffaella Ilari

una produzione TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatro Nazionale di Genova, Teatri di Bari, Teatro Elfo Puccini, Teatro Biondo Stabile di Palermo

Dopo Misurare il salto delle rane, Premio della Critica A.N.C.T. 2025, Carrozzeria Orfeo prosegue la sua osservazione poetica e ironica sulla condizione umana contemporanea. Un’esplorazione, tra realismo e simbolismo, nelle contraddizioni dell’esistenza e nella complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi.

NOTE DI DRAMMATURGIA
«Per Fuggire, cadere e altre cose inutili, il mio nuovo testo, ho trovato ispirazione nella poetica dello scrittore statunitense Raymond Carver, pur mantenendo alcuni elementi di continuità con lo stile che contraddistingue da sempre le nostre creazioni. Partendo da alcuni spunti narrativi mutuati dai racconti di Carver, ho lavorato sulla costruzione di un mio personalissimo mondo ispirato al suo, ma che per molti versi si allontana da esso, in cui trovano più spazio momenti di poesia e immagine. Personalmente, mi sembra si respiri la continua sensazione di essere immersi in una sorta di bolla, come in un grande sogno immaginifico sempre sospeso tra realismo, realismo magico e metafora. Partendo dalla narrazione, nel continuo alternarsi di momenti dialogati a momenti narrati in scena, accade che questa si evolva improvvisamente in un dialogo catapultando immediatamente il pubblico in una situazione concreta fatta di azione e carnalità per poi ritirarsi nuovamente all’interno della narrazione con un cambio repentino, anche se, a mio avviso, armonico, di stile e linguaggio.

Come già per Misurare il salto delle rane, è certamente un testo per molti versi esistenziale, che prova a ricercare, attraverso la bellezza della parola e dell’immagine, una sua delicatezza e un suo equilibrio tra classico e contemporaneo.

Ho tentato di raccontare un mondo profondamente ostile, violento e feroce dove, però, non accade quasi mai nulla di veramente eclatante. Ci troviamo di fronte a piccole vicende di uomini e donne, per molti aspetti insignificanti, eppure coinvolti in eventi carichi di grandissima tensione, umanità e ironia. In questo senso, ho lavorato su una storia che rendesse interessante la vita anche quando nella vita sembra accadere poco o nulla. Il testo, pur non rinunciando al comico e ad alcune digressioni grottesche, è attraversato da un senso di inquietudine e instabilità che pervade tutta la trama, in cui i personaggi sono come equilibristi che rischiano di precipitare da un momento all’altro: sempre a un passo dal divorzio, dal dover ricominciare da capo, dallo sprofondare in un ricordo che li travolgerà o verso un futuro terrorizzante. In questo senso, seppur nell’ironia sottile delle situazioni, il pubblico verrà messo di fronte a un imminente senso di morte che travolge tutto. Ovviamente, non senza divertimento. Le storie raccontate sono brevi incursioni nelle case di persone ordinarie: si entra dalle finestre, dai tetti, dai loro giardini, da un furgoncino, da una cabina telefonica. Esseri umani medi che posseggono, però, qualcosa di profondamente riconoscibile dell’uomo occidentale contemporaneo, così in ostaggio delle proprie angosce, paure e nevrosi».

Gabriele Di Luca