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dal 19 al 24 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

IL VIALE DEL TRAMONTO

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con Iaia Forte, Massimo Verdastro, Giovanni Onorato

regia e scene Claudia Sorace
drammaturgia e suono Riccardo Fazi
musiche originali Lorenzo Tomio
luci e direzione tecnica Maria Elena Fusacchia
Iaia Forte è vestita da Maria Grazia Chiuri
costumi Fiamma Benvignati
assistente alla regia Francesco Di Stefano
realizzazione scenografie Roma Scenotecnica

macchinista Raffaele Basile
elettricista Marco Fasciana
fonico Andrea Lepri
responsabile di produzione Luisa Di Napoli
organizzazione Alessandro Beltaro
amministrazione Sabrina Competiello
distribuzione Arianna Terzoni
ufficio stampa Maddalena Peluso
social media Gaia Giardina
foto Circa.studio/Maria Giovanna Sodero

una produzione Argot Produzioni
in coproduzione con INDEX, La Fabbrica dell’Attore teatro Vascello
e con Solares Fondazione delle Arti
in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito

 

Testo presentazione dello spettacolo

Il Viale del Tramonto è una storia di spettri, raccontata da spettri.

Una casa abbandonata, una diva dimenticata, il suo cameriere e grande regista del passato: la loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di un giovane sceneggiatore squattrinato che, come accade nelle migliori favole nere, lentamente viene catturato nella rete della ricca diva.

L’incontro tra lo stile onirico e potente del duo Muta Imago e l’energia e l’espressività di Iaia Forte fa deflagrare la cornice narrativa del film per invitare lo spettatore all’interno di un viaggio psichico, psichedelico e onirico dove i confini tra attore, personaggio e persona si confondono all’interno di un continuo gioco di specchi e trasparenze. 

Con la regia di Claudia Sorace, in scena Iaia Forte, Massimo Verdastro e Giovanni Onorato danno vita a uno scontro inevitabile tra un presente bloccato e senza più ideali e un passato mitico dal quale affiorano fantasmi rumorosi ed esigenti, portatori di una visione del mondo e dell’arte assoluta e struggente. La drammaturgia di Riccardo Fazi apre continui varchi temporali tra il presente e la storia del teatro, tra le parole dei tre personaggi, e le voci provenienti dal passato, personale e mitico allo stesso tempo, degli attori in scena, portatrici di mondi ormai sul punto di sparire. 

Il viale del tramonto è una riflessione profonda sul mestiere dell’attore, sul senso stesso del fare teatro e sulla paura del tramonto, personale e collettivo; il racconto del nostro disperato tentativo di resistere all’oblio, attraverso le possessioni, gli incantamenti e le domande che l’arte del teatro continua a porci. 

 

Note della regista

Un giorno Iaia Forte è venuta a vedere Tre Sorelle. Non ci conoscevamo davvero, ma all’uscita ci ha detto: “Ragazzi noi dobbiamo fare uno spettacolo insieme.”

Per noi Iaia era un mito, una chimera, una sfinge.

Un mese dopo ci ha invitato a cena nella sua torre romana, piena di segni e voci di una vita enorme.

Davanti al caminetto acceso, ci è venuto in mente Viale del Tramonto.

Avevamo timore di proporle la storia di una diva dimenticata, abbracciata solo dal suo primo marito, Max von Mayerling. Invece Iaia si è illuminata.

Abbiamo continuato a incontrarci, mescolando racconti di vita e riflessioni sul teatro.

Poi ci siamo detti: “Se ha senso farlo, va fatto come nel film.”

Il Viale del Tramonto è un trattamento originale ispirato alla sceneggiatura del celebre film, che fa dialogare le figure dei suoi protagonisti, con le questioni, i sogni, i desideri, le memorie degli attori in scena, aprendo così un varco tra il presente e la storia del teatro italiano.

Norma è una diva dimenticata, Max il suo cameriere e grande regista del passato.

La loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di Joe, giovane sceneggiatore squattrinato che, come accade nelle migliori favole nere, lentamente viene catturato nella rete della ricca diva.

Un gioco di specchi tra finzione e realtà, dove i corpi e le biografie degli attori diventano materia drammaturgica.

Norma è un fantasma che continua a infestare il presente, uno scarto tra essere e realtà. Una figura che resiste al tempo, alle estetiche, ai gusti che si trasformano; il suo fascino è quello di chi si ostina a rimanere sé stessa in un mondo che cambia. Avere a che fare con questa storia significa fare i conti con l’idea stessa di tramonto, personale e collettivo.

 Claudia Sorace – Muta Imago