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Dal 4 al 9 maggio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

CONGIURA

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testo e regia Stefano Ricci
con Francesca Bonelli, Stefania Micheli, Barbara Piovella, Rita Quaglia, Fulvia Roggero
movimenti Stellario Di Blasi
suono Andrea Cera
scene Rosita Vallefuoco
costumi Gianluca Sbicca
assistente regia Ada Delogu
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia,
La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

Congiura è una creazione che attraversa la terza età come territorio di resistenza, di lucidità e di sopravvivenza. Non come tema o categoria anagrafica ma condizione esistenziale e politica: quella di un corpo che continua a esistere quando il mondo smette di interpellarlo. Il progetto nasce da una riflessione sul rapporto tra tempo, organismo e memoria, su ciò che accade quando l’illusione della possibilità infinita si incrina e l’esperienza accumulata non coincide più con un riconoscimento sociale. In questa frattura si apre uno spazio fragile e radicale, in cui il soggetto non è più chiamato a produrre.

In scena, cinque donne intorno ai settant’anni occupano lo spazio. Il loro stare non è sola rappresentazione. I loro volumi, attraversati dalle stagioni, diventano misura, soglia, materia viva. Non offrono un racconto ma una durata condivisa. Non chiedono attenzione: la reclamano attraverso l’esistenza stessa.

Liberamente ispirato a Mine-Haha di Frank Wedekind, Congiura rovescia l’idea di educazione. Non più giovani fanciulle addestrate al futuro ma donne mature che disimparano l’obbedienza al declino. Il palco si trasforma in uno spazio di rieducazione al presente, un luogo in cui il gesto più semplice – stare, respirare, attendere – riacquista densità e senso.

Il lavoro manuale, la ripetizione, la fatica e il silenzio diventano linguaggio. In un tempo dominato dall’immateriale e dalla velocità, Congiura insiste sulla realtà del corpo e dello spirito, sulla sua imperfezione, sulla sua tenacia.

Il titolo stesso allude a un’impresa collettiva e segreta: una congiura nel senso originario del termine, con-giurare/cum spirare, respirare insieme. Un’alleanza silenziosa tra individui che condividono una condizione e scelgono di renderla visibile, senza chiedere permesso.

Dopo anni di ricerca sulla fisicità come immagine, superficie di desiderio o luogo del sacrificio, Congiura segna un movimento inverso: un ritorno all’organismo residuo, non spettacolarizzato, non funzionale, e proprio per questo irriducibilmente politico.