Laika – Pueblo – Rumba
di e con Ascanio Celestini
musica di Gianluca Casadei
suono Andrea Pesce
organizzazione Sara Severoni
distribuzione a cura di Mismaonda
Laika e Pueblo durata 90’ senza intervallo
Rumba durata 110’ senza intervallo
LAIKA
martedì 11-05-27 h 21 e domenica 16-05-27 h 17
voce fuori campo Alba Rohrwacher
immagine Riccardo Mannelli
produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano
PUEBLO
mercoledì 12-05-27 h 21 e sabato 15-05-27 h 19
voce Ettore Celestini
immagine Riccardo Mannelli
luci Danilo Facco
produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano
RUMBA
L’Asino e il Bue del presepe di San Francesco nel parcheggio del supermercato
giovedì 13-05-27 h 21 e venerdì 14-05-27 h 21
voce Agata Celestini
immagini dipinte Franco Biagioni
luci Filip Marocchi
Produzione Fabbrica, Fondazione Musica Per Roma, Teatro Carcano
commissionato dal Comitato Nazionale Greccio 2023
Laika e Pueblo durata 90’ senza intervallo
Rumba durata 110’ senza intervallo
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«Voi siete tutti santi. Non c’è manco uno di voi ritratto con l’aureola nelle chiese di Roma. Non c’è uno che s’è guadagnato il nome scritto sul calendario. Ma non siete meno angelici di quelli stampati sui santini.
Tra voi e la Storia c’è un campo minato. La città finisce due fermate di autobus prima della nostra borgata. Poi comincia il parcheggio, il magazzino pieno di schiavi che spostano pacchi, un supermercato che mette tristezza, un bar con quattro vecchi che non escono mai, un condominio di gente scannata.
Eppure non c’è uno solo tra tutti voi che oggi non abbia compiuto un prodigio a partire dal sacrificio di alzarsi dal letto stamattina»
Ho cominciato dieci anni fa, forse un po’ prima. Pensavo a un parcheggio in qualche periferia. Una qualunque. Al centro di Parigi c’è la torre di ferro, a Roma il Colosseo di pietra e a New York una foresta di grattacieli. I centri storici sono tutti diversi. Per quello ci fanno le cartoline. Le periferie si assomigliano tutte. I personaggi periferici pure. Si muovono fuori dal centro in un mondo che va da Roma a Parigi, da Stoccolma a New York senza mai passare dal centro. Senza finire fotografato nelle cartoline.
Così ho scritto Laika. Il barbone che chiede l’elemosina si incontra con la vecchia che va al supermercato, ma poi che succede dentro al supermercato? La donna con la testa impicciata abita nel condominio, ma poi che succede nel condominio?
I personaggi di Laika avevano bisogno di altri personaggi per farci capire da dove sono arrivati. Pueblo entra nel supermercato con Violetta che lavora alla cassa e si sente come una regina. Ma la sera stacca il turno e torna a casa, così guardiamo attraverso le finestre del condominio. Lungo la strada parla con Domenica, la barbona che tiene pulito il parcheggio. Lei ha un grande amore, si chiama Said. È un facchino che ci accompagna nel grande magazzino della logistica. E allora entriamo anche lì dentro, in mezzo agli schiavi che spostano pacchi, in mezzo ai migranti che partono, ma non sanno dove si fermerà il viaggio.
Rumba indica dov’è cominciato quel viaggio. Ce lo racconta il barbone che abbiamo conosciuto in Laika. Prima di essere un barbone è stato un facchino. Ma prima? È una storia di naufragi e galere, ma anche di canti in una terra lontanissima che bisogna lasciare. “L’uccello che canta non costruisce il nido” dice Joseph che porta nel cuore la vita degli altri e si scorda di vivere la sua.
Il barbone, la barbona, lo zingaro, la vecchia, la donna con la testa impicciata, il razzista col figlio morto, il vecchio analfabeta, il seppellitore, la cassiera del supermercato, i facchini africani… Protagonisti, ma fuori dalla grande Storia, lontani da qualsiasi ufficiale centro del mondo, ma al centro della propria vita. Lontano dai riflettori, ma se ti abitui a vedere dove c’è poca luce: li vedrai brillare nell’ombra!








